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L’uomo, in quanto mammifero, per il suo sviluppo fisico e psichico necessita di legarsi ed entrare in relazione con l’altro. Sempre di più lo studio della fisiologia dei nostri neuroni e dei suoi funzionamenti ci dimostra che siamo predisposti alla connessione con l’altro.
Negli ultimi tempi le neuroscienze indagano cosa accade quando entriamo in contatto con l’altro, infatti, le ricerche neuroscienfiche studiano sempre più frequantemente il legame di coppia.
La coppia è uno dei modelli più esplicativi di mente condivisa che per intesità può essere paragonato alla relazione madre-bambino.
Gli amanti entrano in risonanza e formano la mente coppia grazie a meccanismi anctichissimi che coinvolgono quelli che le neuroscienze chiamano circuiti di risonanza interpersonale e di empatia.
Secondo Goleman il legame che forma una coppia avviene attraverso tre livelli:
– Condivisione dell’attenzione: condividere l’attenzione permette di sintonizzarci con l’altro. Ciò è molto importante per favorire l’inizio della relazione perchè ci consente di risuonare con l’altro e di venire cambiati dalla relazione.
– Empatia: è qualcosa di più sofisticato e viene a crearsi un pò più avanti nella relazione. L’empatia non è semplicemente la risonanza degli affetti tra sè e l’altro ma è una rappresentazione esplicita della soggettività dell’altro quindi è un fenomeno che avviene in maniera cosciente.
Questi primi due step della relazione sono denominati dal neurobiolgo Sigel I. S.O. (Intrenal State of the Other) ossia gli stati affettivi, intenzionale e fisiologici dell’altro si incarnano in noi stesi e viceversa. Ciò ci permette di sentirci sentiti dall’altro e di sentire l’altro.
-Sintonizzazione: questo ultimo step implica la costruzione dell’interosggettività stabile su cui può poggiare la narrazione della coppia che possiamo definire come la storia di coppia in cui si possono collocare episodi, vissuti personali e fantasie.
Tale risonanza è molto simile a quello che Sigel ha chiamato NOTO (Narrative Of The Other) grazie ai quali ci sentiamo nella mete degli altri, ci sentiamo pensati perchè viviamo all’interno delle narrazioni dell’altro e allo stesso tempo includiamo l’altro nelle nostre narrazioni. Questo è un modo più avanzato di sintonizzarci con la mente altrui.
Attraverso questo processo di connessione il partner può diventare la figura di attaccamento dell’età adulta andando a confermare e aggiornare i Modelli Operativi Internidi entrambi i partner, individuati da Bowbly. Questa interosggettività riorganizza i processi empatici e di risonanza personali.
L’attaccamento, fondamentale per le relazioni intime adulte, non è un elemento rigido dell’affettività adulta, infatti, non preclude la possibilità di sperimentare modalità e sfumature affettive diverse. Ciò sottolinea che il legame di coppia non è esclusivamente determinato da fattori storico-personali ma prende vita nella connessione reciproca dei due amanti.
Secondo Zavattini e Santona il legame di coppia non è mai scontato e prevedibile e si costruisce attraverso i processi bidirezionali di sincoronia e regolazione affettiva che si attuano secondo tre principi: regolazione continua, rottura e riparazione e mommenti affettivi intensi.
Ciò conferma che la coppia non è solo la somma delle storie personali dei due amanti, andando a confermare uno dei pilastri teorici del pensiero sistemico sulla coppia, secondo il quale il NOI nasce dai continui processi di calibrazione e ricalibrazione reciproche. Non esiste un’intesa ideale, piuttosto esiste un costante movimento di connessione e disconnessione tra i partner che mira alla ricerca di una distanza ottimale. Questa danza tra le menti degli amanti esprime bene quello che Zavattini e Santona chiamano oscillazione di prossimità mentale cioè il susseguirsi del contatto mentale intenso, rottua e momento di riparazione che caratterizza ogni legame di coppia.
La psicologia e le neuroscienze sono sempre più d’accordo che siamo nati per connetterci e legarci all’altro ma di certo ciò non significa che la relazione con l’altro deve essere idilliaca e fusionale anzi proprio i movimenti di allontamento e vicinanza tra le menti dei partner è indice di un buon funzionamento di coppia, generando anche un sano funzionamento neuronale.